PARTE SENTENTIA

CREDITI

Regia e Drammaturgia di Elisa Faggioni

Coreografie di Gabriele Naccarato e Fausto Paparozzi

Musiche Originali di Andrea Lucarini Trucco

Organizzazione di Federico Fanella

Con Alfredo Giordano e Fausto Paparozzi

SINOSSI

“Sono un uomo e quindi conquisto”, è l’ultima convinzione che il protagonista ripete a sé stesso. Non c’è un momento per fermarsi e pensare, il tempo passa e lui deve essere competitivo, perfetto, determinato, soprattutto con l’altro sesso. In un clima incalzante dettato da musica e gesti frenetici, in un climax eccitato e nervoso, la danza diventa abbraccio. La donna è una donna ipotetica. Un nuovo giorno ricomincia, e poi quello dopo e quello dopo ancora fino al momento in cui la donna ipotetica gli dice di essere incinta. L’uomo lo sa, questa è la sua conoscenza: fare “il suo dovere”. Ma non c’è tempo per riflettere perché la donna ha già deciso, abortirà.

E se all’improvviso il tempo si fermasse?

Se l’uomo scoprisse di non avere libertà di scelta? Se la forza, il potere e la conquista, si allontanassero come fumo? Cos succederebbe se l’uomo perdesse la sua certezza? Se scoprisse di poter generare la vita, senza alcun controllo su di essa?

Così le giornate iniziano sempre uguali ma i gesti e i movimenti dell’uomo sono scanditi da un tempo diverso. La metrica fisica rallentata, sospesa.

L’aborto, vissuto da un uomo, può cambiare la sua vita. Poiché l’aborto riguarda una decisione che riguarda il corpo e la salute di una donna, gli uomini, pur non avendo un ruolo fisico diretto, possono essere coinvolti in diverse dimensioni.

Questa è la poetica della performance.

In questo modo, “Parte sententia”, dal latino, è considerata come un “giudizio parziale”, con un riferimento a una scelta che esclude le altre.

NOTE DI REGIA

La storia si svolge più o meno in tre mesi. In questi tre mesi, i giorni si susseguono, ritmicamente, sempre uguali. Quando si alza il sipario, un uomo è solo, sul palco oscurato, immerso in una luce soffusa e vestito con abiti formali. Ha una valigetta in mano. La musica lo avvolge.

È mattina.

“Sono un uomo e quindi sono forte”, questo è un pensiero fisso.

Inizia così la storia, narrata da una sequenza di azioni fisiche e gesti ripetitivi che, attraverso il linguaggio simbolico del teatro danza, descrivono la visione antropologica legata allo stereotipo maschile. Come dovrebbe comportarsi, pensare e agire un uomo?

È pomeriggio.

“Sono un uomo e quindi sono potente”, continua a ripetersi il protagonista mentre la vita gli corre dietro, mentre, con l’inerzia di chi segue uno schema stabilito, compie le sue azioni quotidiane: andare al lavoro, in palestra, con gli amici.

Comportamenti comuni, scanditi da movimenti alienati e accompagnati da un punteggio crescente, rappresentano sulla scena il ruolo di leadership che il maschio deve svolgere. Non c’è in lui alcuna resistenza o forma di dubbio, è convinto di avere la forza fisica ed emotiva per combattere senza mostrare debolezza.

È sera.

Questa storia parla di pregiudizi e stereotipi umani. È un uomo forte, potente e determinato che vive sempre allo stesso modo, bramato dalla vita. I giorni che si susseguono lo mettono costantemente alla prova.
Il nostro protagonista DEVE essere competitivo, un leader e non mostrare debolezze. 

L’uomo non ha tempo di fermarsi a pensare a cosa sia realmente la vita.

Cosa succede nella mente umana, nel suo comportamento e nella sua volontà di vivere quando la vita si spezza in due? Questa storia inizia con un aborto visto attraverso gli occhi di un uomo e con la sua trasformazione da uomo a padre.

Cosa succede quando non ha la libertà di scegliere?

Fino a quel momento pensava di avere il controllo su se stesso e all’improvviso si rende conto che il potere non è mai esistito. Queste voci e questi pensieri prendono forma attraverso il teatro, la danza e la musica originale.