SMith e Wesson

CREDITI

di A. Baricco

con Alfredo Giordano, Renato Mucciarelli, Antonella Eletti e Beatrice Di Roma
Regia di Federico Fanella ed Elisa Faggioni

SINOSSI

Ambientato nelle cascate del Niagara, Smith e Wesson sono due personaggi con una vita ai limiti, desiderosi di volerle dare una svolta radicale. Insieme a Rachel, una giornalista anch’essa desiderosa di cambiare la sua vita, decidono di inseguire un sogno utopico e insperato: diventare i primi che riescono a far sopravvivere il primo essere umano al salto nelle cascate. Questo essere umano è Rachel, che insieme al genio di Smith e alla conoscenza delle cascate di Wesson spera di riuscire a vivere, “una volta per tutte, e vivere davvero”

NOTE DI REGIA

Smith, un genio incompreso e ricercato, è un uomo piccolo. Wesson, il Pescatore di corpi, invece, lui sì che è un grand’uomo. Anzi no, Wesson, non ne ha mai salvato nessuno, li pesca sempre morti, è lui il piccolo uomo. Smith è quello grande, le sue invenzioni, il suo metodo meteorologico! Sì, perfetto! No, la prospettiva è completamente diversa. Entrambi viaggiano verso la disfatta delle loro vite. Entrambi vivono sospesi su desideri da raggiungere, ma sempre così lontani, e passati da dimenticare, ma sempre così vicini. Migliorarsi, sì, ma a che scopo? Se ci prova il primo finisce indagato in vari Stati USA, se ci prova il secondo lo spettro del padre lo seppellisce dietro le

sue inadeguatezze. Ecco che allora la dimensione ideale per loro è quella piccola e sconfortevole, umida e disordinata, della capanna di Wesson. Beh, fino almeno al giorno dove a bussare alla porta è Rachel Green. Anche lei scappa dal passato, ma del futuro non ha alcuna paura. Vi si lancia contro con lo stesso coraggio di un domatore di Leoni. E dovrà esserlo, avrà da far lavorare due insieme che “assicurano” non sono alle Cascate per una Luna di miele. L’obiettivo è presto detto: essere la prima donna a buttarsi giù dalle cascate e sopravvivere. Come? Grazie a quella geniale mente di Smith e alla conoscenza delle Cascate di Wesson. Lei, dal canto suo, intende con questo riuscire a “vivere, e vivere davvero […] perché se mi arrendo questa volta, mi arrenderò tutta la vita”. Che ci riesca, o meno, la cosa non importa. Quanto coraggio bisogna avere per scegliere? Scegliere è una parola forte, a maggior ragione se poi la scelta è una di quelle che sei certo essere catastrofica. Che bisogno c’è di buttarsi a capofitto in una cosa che sai essere persa in partenza? “Vivere, e vivere per davvero”. Sensazionale. L’idea allora non è tanto l’impresa, quanto il decidere, lo scegliere quale destino scrivere per la tua vita. Non più tracciato da altri ma il tuo personalissimo futuro, anche quello più utopico. Non è il cosa, ma è il chi, attraverso quale azione: noi, che scegliamo. La forza di decidere. Non pensando a quanto si è insignificanti, alle nostre ferite, “alla nostra piccolezza”. La forza sta nella scelta, perché “la grandezza non è lo scopo del tuo essere qui”, ma il migliorarsi, il crescere. Fallimento o conquista, contano poco. Conta il non arrendersi, perché altrimenti sarà sempre l’ultima volta, l’ultima scelta, l’ultima sigaretta. Non pensare alla fragilità che ti porta dietro, è la maschera che ti devi togliere: “per tutto il tempo che ci sarà dato”.